t f p g+ YouTube icon

Se Dio ha creato l’universo, chi ha creato Dio?

Image for: Se Dio ha creato l’universo, chi ha creato Dio?

In Breve

Nel corso dei secoli sono state proposte molte argomentazioni mirate a dimostrare l’esistenza di Dio. La reazione a molte di queste argomentazioni è spesso questa: “ Se Dio ha creato il mondo, chi ha creato Dio?”. Ovvero, alcune argomentazioni riguardo all’esistenza di Dio spostano la domanda sugli inizi solo un passo indietro nel tempo. La Bibbia e il credo cristiano rispondono a questa domanda definendo Dio eterno e non creato, ma tale risposta raramente soddisfa i non credenti. Una risposta di carattere filosofico è che Dio è la primaria e definitiva causa; l’ateo è lasciato con il dilemma di cosa o chi possa essere stata quella causa primaria. Alla fine, un creatore senza una causa generante può semplicemente essere una spiegazione più plausibile per l’universo in cui viviamo. Il nostro universo sembra aver avuto un inizio, essere regolato finemente per la vita e avere un posto per l’amore e per uno scopo. Queste apparenze rendono plausibile la convinzione dell’esistenza di Dio.

In Dettaglio

Introduzione

L’esistenza di Dio è un costante e popolare problema filosofico. Nel corso dei secoli sono state proposte molte dimostrazioni dell’esistenza di Dio, spesso sulla base di qualche caratteristica del mondo naturale. Ci sono anche stati tentativi di dimostrare la non esistenza di Dio, che è un obiettivo ancor più complesso. Consideriamo infatti quanto è più semplice provare che esiste almeno un cigno nero da qualche parte sulla terra rispetto a dimostrare che non ce n’è nessuno. G.K. Chesterton disse che: “L’ateismo è il più audace di tutti i dogmi, poiché è l’affermazione di un negativo universale”.

Le argomentazioni per l’esistenza di Dio sono di tipo cosmologico, ontologico, sono argomentazioni legate alla legge morale e argomentazioni relative al cosiddetto Disegno. Queste ultime sono una versione più generale di una prospettiva più limitata corrispondente alla “complessità irriducibile” che costituisce il cuore del movimento del Disegno Intelligente. Ognuna di queste argomentazioni sostiene un certo credo in Dio. La risposta a molte di queste tesi, comunque, è:

Se Dio ha creato l’universo, chi ha creato Dio?

Questa è una contro-argomentazione che richiede una seria considerazione. Suggerisce che certe affermazioni sull’esistenza di Dio non fanno altro che spostare la domanda di un passo precedente. Lascia anche intendere che ogni Dio sufficientemente complesso per spiegare tutta la creazione sarebbe necessariamente abbastanza complesso per richiedere egli stesso una spiegazione. Richard Dawkins è uno dei più convinti proponenti di questa idea.

Una risposta dalla dottrina?

In molte fedi, l’origine di Dio è semplice. La dottrina cristiana insegna che Dio è eterno e quindi non ha avuto un inizio. I Salmi parlano chiaramente della natura eterna di Dio, affermando, ma mai dimostrando, l’esistenza di Dio:

Prima che le montagne nascessero o che tu dessi vita alla Terra e all’universo, persino da sempre e per sempre, tu sei Dio
Poiché mille anni per Te sono come il giorno di ieri che è passato, o come un solo turno di guardia nella notte

Questi versi e molti altri come questi, sottolineano la complessità della relazione di Dio con il tempo. I teologi hanno dibattuto sulla relazione di Dio con il passare del tempo per secoli e non ci sono dubbi che continueranno a dibattere. È una domanda che probabilmente non possiamo soddisfare completamente. In una interessante risposta, Dio è il creatore del tempo stesso, e quindi Egli esiste al di fuori di esso e vede tutta la storia in modo istantaneo. I versi come quelli sopra riportati sono spesso utilizzati per sostenere questo punto di vista. D’altro canto, questa visione è spesso criticata dagli studiosi biblici, fra cui Clarke Pinnock, John Sanders e Gregory Boyd, che fanno notare che Dio nelle Scritture viene descritto agire nel tempo. Per esempio, quando Dio negozia il destino di Sodoma e Gomorra con Abramo (Genesi 18) o rimpiange di aver creato gli umani al tempo di Noè (Genesi 6:5-8), Dio certamente sembra essere nel tempo e rispondere allo svolgimento degli eventi.

Ma naturalmente, data la difficoltà per le nostre menti così legate al tempo di risolvere questo problema filosofico, non esiste nessuna ragione contraria al fatto che Dio potrebbe essere sia al di fuori del tempo che in grado di agire all’interno di esso.

Una risposta a partire dalla definizione?

Le risposte prese dalla dottrina religiosa raramente sono adeguate ai non credenti. In effetti, molti credenti ferventi rifiutano l’argomentazione di Dio svincolato dal tempo, poiché asseriscono che persino gli esseri senza tempo hanno bisogno di una spiegazione della loro esistenza. Ma se Dio è il creatore di tutte le cose e anche Egli richiedesse una causa, saremmo di fronte ad una sequenza infinita di cause. L’unico modo di evitare questa ricorsione infinita del problema è considerare, come la teologia cristiana ha sempre fatto, che Dio sia la causa primaria e che sia completamente “auto-esistente”, ovvero che la motivazione dell’esistenza di Dio sia contenuta nella stessa definizione di Dio.

Mentre da un lato questo punto di vista può senz’altro essere attraente, non convince ancora gli scettici che sono più in favore dell’idea che l’universo contenga in se stesso la ragione della propria esistenza. Se può essere vero per Dio, perché non lo può essere per lo stesso universo? Esiste senz’altro un motivo per essere scettici riguardo al fatto che ogni cosa debba avere una causa o che ogni cosa deve avere una ragione per essere come è. Questa assunzione è stata sfidata dalla fisica del ventesimo secolo, che ha scoperto un mondo misterioso in cui spesso le cose non sembrano avere una ragione per essere come sono.

Il senso comune per cui tutto deve avere una causa o una ragione per essere come è risulta affetto da ciò che viene detto errori di composizione. Questo errore è relativo al ritenere che le proprietà delle parti si applicano sempre all’insieme composto da dette parti. Per esempio, solo perché ogni membro della razza umana ha una madre, non possiamo affermare che la razza umana stessa abbia una madre. Similmente, una collezione di oggetti sferici non è necessariamente sferica. Nelle discussione riguardo all’origine dell’universo diremmo che solo perché ogni singola parte dell’universo ha una causa, questo non implica necessariamente che l’intero universo debba averne una.

Però, l’aver capito grazie alla fisica che il nostro universo ha avuto una sorta di inizio, ha aperto nuove eccitanti conversazioni riguardo alle origini del tutto. In qualche modo, un universo con un inizio sembra richiedere una causa. Ma se l’universo avesse cominciato ad esistere dal nulla, diventerebbe profondamente problematico parlare di un qualcosa che ha causato la sua esistenza. Alcuni cosmologi argomenterebbero che il nostro universo è il risultato di una fluttuazione quantica non causata. Tali fluttuazioni non hanno causa nel senso tradizionale, così tali persone asseriscono che ciò evita il bisogno per l’universo di avere una causa. Ma c’è un problema in questa logica, ovvero il vuoto che fluttua non è il nulla. I vuoti quantici, che sono ciò che si ottiene quando si rimuovo dallo spazio tutte le particelle e tutta l’energia, sono reali, esistenti. Hanno una attività, delle leggi e delle regole. Il nostro universo potrebbe aver iniziato la sua esistenza da una fluttuazione quantica del vuoto, ma il vuoto originario rimarrebbe comunque inspiegato.

Il cosmologo Lee Smolin suggerisce, in Vita del Cosmo, che i buchi neri possono dar vita a nuovi universi. Egli propone che il nostro universo è emerso da un buco nero presente in qualche altro “meta-universo”. E magari il nostro universo sta attualmente dando vita a nuovi universi. Un tale processo, seppure chiaramente speculativo, ci suggerisce prudenza nell’estrapolare dal senso comune le nozioni di causalità e utilizzarle in conclusioni filosofiche riguardo alla natura di tutta la realtà.

Una risposta dalla plausibilità

La differenza tra la posizione teista e quella atea risiede nell’assumere che ogni cosa, incluso l’universo, deve avere una causa. Quindi l’ateo è lasciato con un dilemma su cosa o chi quella primaria causa possa essere stata. Per il teista, la risposta è Dio, ma deve al tempo stesso essere data una motivazione soddisfacente per cui Dio debba essere esente dal necessitare a sua volta una causa. Una tale motivazione è disponibile all’interno del concetto Agostiniano di Dio, non limitato in spazio e tempo, secondo cui quindi l’argomentazione del necessitare una causa perde di valore.

D’altro canto, se non tutto ha bisogno di una causa, il teista e l’ateo non hanno basi per discutere su questo tema.

Ma l’argomento di cui stiamo trattando può essere rifrasato in un modo più sensibile a quelle che sono le intuizioni postmoderne sulla causalità e l’importanza di punti di partenza. Supponiamo che come credente ci si chieda “Che tipo di universo è più compatibile con il mio credo di Dio eterno?”; in questo caso la risposta afferma, ma non dimostra la realtà di Dio. L’universo che noi sperimentiamo sembra aver avuto un inizio; sembra essere finemente regolato per la vita (fine-tuning); sembra avere un posto per l’amore e lo scopo. Queste apparenze danno plausibilità al credere in Dio.

Ora supponiamo di partire dall’assunto ateo. In questo caso l’universo non deve essere veramente come appare. Non può avere un vero inizio, essere finemente regolato per la vita e per l’amore, e lo scopo non può che essere un insieme di epifenomeni illusori: curiosi sottoprodotti della chimica e della fisica. Una tale visione possiede uno squallore claustrofobico.

Bertrand Russell, uno dei più brillanti e spietatamente onesti atei del ventesimo secolo, immortalò questo senso di disperazione nell’opera A Free Man’s Worship:

Quell’uomo è il prodotto di cause che non avevano alcuna previsione del fine che stavano raggiungendo; poiché la sua origine, la sua crescita, le sue speranze e paure, i suoi amori e i suoi credo non sono altro che il risultato di accidentali collocazioni di atomi; poiché nessun fuoco, nessun eroismo, nessuna intensità di pensiero e di sentimento possono preservare una vita individuale dalla tomba; poiché tutto lo sforzo, tutta la devozione, tutta l’ispirazione, tutta la luce del genio umano sono destinate all’estinzione nella morte globale del sistema solare e l’intero templio delle conquiste umane deve inevitabilmente essere sepolto sotto le macerie di un universo in rovina. Tutte queste cose, se non quasi fuori discussione, sono talmente quasi certe che nessuna filosofia che le rigetti può sperare di stare in piedi. Solo all'interno di queste verità, solo sul saldo fondamento della disperazione inflessibile, può la salvezza dell'anima d'ora in poi essere affermata.

In contrasto con questa visione, il teista afferma che le meraviglie che vediamo nel mondo sono reali, che queste appartengono e sono un riflesso della gloria del creatore, il cui misterioso potere sostiene ogni cosa.

Conclusioni

Il mondo che la scienza moderna ci mostra è di gran lunga più complesso e fisicamente ricco rispetto al mondo in cui filosofi e teologi hanno vissuto per gli ultimi secoli, quando formulavano le loro argomentazioni sulla misteriosa relazione con Dio, il mondo fisico, il tempo e la causalità. Nonostante questa evoluzione scientifica, nessuna evidenza della scienza contemporanea pone particolari problemi alla visione secondo la quale Dio è il creatore. E alcuni sviluppi, come la scoperta del fine-tuning nelle leggi fisiche, in realtà sostengono le affermazioni tradizionali. L’assunzione diffusa che era storicamente presente nell’intera discussione ha bisogno, tuttavia, di essere rivisitata alla luce delle recenti scoperte scientifiche. Dobbiamo essere intellettualmente onesti nel fare affermazioni riguardo a Dio creatore. Ma possiamo anche affermare con confidenza che le negazioni di Dio come creatore sono cariche di ancor più numerose difficoltà intellettuali. E alla fine ci danno una spiegazione molto meno soddisfacente di un mondo in cui significato e scopo giocano un ruolo molto importante.

Il traduttore (About the Translator)

Corrado Ghinamo vive a Boves, Italia. Laureato al Politecnico di Torino, è dottore in ingegneria elettronica. Lavora per una ditta internazionale, in qualità di responsabile dello sviluppo organizzativo. La sua passione per la fisica, per l’astronomia e per le scienze naturali, insieme alla sua fede cristiana, lo hanno portato a scrivere e pubblicare alcuni libri in Italia. Il suo nuovo libro su scienza e fede, The Beautiful Scientist, già pubblicato in Italia con il nome “Il Creatore”, sarà pubblicato negli Stati Uniti all’inizio del 2013.

Corrado Ghinamo lives in Boves, Italy. He received a doctor’s degree in electronic engineering from the Polytechnic University of Turin. He works for an international company as the organizational development manager. His passion for physics, astronomy and natural sciences, together with his Christian faith, led him to become a published author in Italy. His new book about science and faith—The Beautiful Scientist—will be published also in the USA, at the beginning of 2013.