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Quali sono i fattori da considerare per capire come approcciare un passaggio delle Sacre Scritture?

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In Breve

Trovare la migliore interpretazione di un passaggio delle Sacre Scritture può essere un compito arduo. C.S. Lewis ci consiglia di “Guardare. Ascoltare. Ricevere”. Un buon approccio è quello di ricercare il significato che tale passaggio doveva avere per i lettori originari, prima di considerare cosa voglia dire per noi oggi. Dei validi indizi del significato originario possono essere trovati nello stile del linguaggio, nel genere letterario, negli stessi lettori originari al quale era indirizzato e nel contesto storico e culturale del tempo. Studiando queste cose, evitiamo di proiettare nel testo le nostre idee moderne (come la scienza).

In Dettaglio

"La prima richiesta che ci fa una qualsiasi opera d’arte è quella di abbandonarsi ad essa”. Guarda. Ascolta. Ricevi” (C.S Lewis).

Le basi

Applicare un metodo di interpretazione ai passaggi delle Sacre Scritture può essere un compito scoraggiante. C.S. Lewis ci consiglia di “Guardare. Ascoltare. Ricevere”. Leggere e capire la Bibbia è un processo di scoperta che va ben oltre una frettolosa lettura. Bisogna studiare attentamente e cercare di interpretare ciò che l’autore voleva comunicare, senza proiettare un nostro personale significato nel testo. Per leggere le Scritture in modo accurato e sensato è logico utilizzare, come dice il Reverendo Ernest Lucas, i “metodi standard dell’interpretazione biblica che sono stato introdotti fin dai tempi di Sant’Agostino e dei padri della Chiesa”. Lucas, che ha conseguito il dottorato sia per la biochimica che per la teologia, spiega che questi metodi standard prevedono di porsi cinque domande: Che tipo di linguaggio viene usato? Di che tipo di letteratura si tratta? Qual è l’audience originaria? Qual è lo scopo del testo? Quali informazioni rilevanti sono presenti, al di là del puro testo?

Che tipo di linguaggio viene usato?

Quando si legge una qualsiasi opera letteraria, è necessario determinare il tipo di linguaggio che viene usato. Nel contesto dell’interpretazione biblica, il lettore deve discernere se un passaggio è scritto in modo figurativo, simbolico, scientifico o diretto. Il lettore deve anche tenere a mente che tendiamo a sviluppare degli schemi interpretativi basati sul tipo predominante di testi che normalmente leggiamo. Per esempio, se di solito leggiamo testi scritti in modo diretto, potremmo avere una inclinazione ad interpretare i passaggi della Bibbia allo stesso modo. Quando leggiamo le Sacre Scritture, capire il linguaggio di un passaggio può non sempre essere intuitivo e talvolta può richiedere una ricerca aggiuntiva di tipo accademico.

Per esempio, consideriamo la seguente affermazione di Gesù:

“Nuovamente vi dico, è più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio”.

Qui Gesù ha usato un linguaggio parabolico, che è probabilmente iperbolico, ovvero intenzionalmente esagerato. Questa metafora potrebbe essere intesa in maniera letterale e significare che è impossibile per un ricco entrare in paradiso, ma Gesù subito dopo afferma:

“Per gli uomini questo è impossibile, ma per Dio tutto è possibile”.

Perciò è più probabile che la prima affermazione di Gesù fosse pensata per essere interpretata come iperbolica, non letterale.

Comunque, i versi che precedono e che seguono una frase non sono sempre molto utili per rivelare il tipo di linguaggio usato. Perfino nel caso sopra citato, spesso si sente dire che il cammello e la cruna dell’ago si riferivano letteralmente ad una piccola porta esistente nelle mura di Gerusalemme, chiamata appunto “cruna dell’ago”. Ma gli studiosi biblici hanno dimostrato che non vi è alcuna evidenza storica in supporto di questa affermazione. Altri hanno ipotizzato che il verso non fosse originariamente così estremizzato e che ci sia stato un errore di traduzione tra le parole cammello e corda. Comunque, analizzando attentamente il manoscritto originario si legge cammello, non corda. Solo nelle successive traduzioni si legge talvolta corda, mentre il testo originario sembra essere stato concepito proprio con un significato iperbolico.

Come ci mostra questo esempio, le ricerche degli studiosi possono portare ad apprezzare in modo più completo un passaggio, individuando il tipo di linguaggio con il quale è stato scritto. Semplici spunti, derivanti dal linguaggio usato e dalla ricerca degli studiosi biblici, possono rivelare la corretta interpretazione del testo in questione.

Di che tipo di letteratura si tratta?

I generi letterari sono un altro importante fattore nell’interpretazione delle Sacre Scritture. Il passaggio in esame fornirà inevitabilmente indizi sul tipo di letteratura usata. Proprio come per l’interpretazione del tipo di linguaggio, dobbiamo chiederci se il contenuto del testo nel suo complesso sia stato scritto in modo figurativo, storico, scientifico o teologico. È una canzone, una poesia, una lettera o una narrazione in prima persona? I generi letterari nella Bibbia possono essere definiti come narrativa storica (ad esempio Re, Atti) epica drammatica (ad esempio Giobbe), di legge (ad esempio il Deuteronomio), poesia (ad esempio i Salmi), affermazioni sagge (ad esempio i Proverbi), Vangelo (ad esempio Luca) e scritti apocalittici (ad esempio Daniele, Rivelazione). Ogni genere ha i propri specifici criteri di interpretazione, rendendo quindi necessario riconoscere la forma letteraria. Potrebbe essere utile approcciare la Bibbia come suggerisce il reverendo John Polkinghorne, ovvero considerandola come una biblioteca con molti diversi tipi di scritti da parte di molti diversi autori, piuttosto che vederla come un unico singolo libro.

Sebbene la Bibbia sia un insieme di scritti, mantiene comunque un’unica, generale trama, autorevole e divinamente ispirata.

Qual è l’audience originaria?

Quando si leggono le Sacre Scritture bisogna anche tenere in considerazione quale fosse l’audience originaria. Le norme di comportamento, il simbolismo e la familiarità dell’audience con le Scritture possono anch’esse contribuire al modo in cui le Scritture sono state scritte e capite. Per esempio, Lucas fa notare come le età dei patriarchi del Vecchio Testamento probabilmente avessero per gli Ebrei antichi un significato più simbolico rispetto a quello che pensiamo oggi. Le età erano tutte multipli di cinque, con sette e quattordici aggiunti saltuariamente, il ché suggerisce un significato simbolico.

Un esempio di significato culturale nel Nuovo Testamento lo si ritrova nella storia del figliol prodigo come descritto in Luca 15. Una lettura diretta della parabola, non prendendo in considerazione il contesto, ci descrive l’amore e il perdono di un padre nei confronti del proprio figlio e conseguentemente l’amore di Dio verso i propri figli. Se consideriamo la storia nel suo ambito culturale, il significato è ancor più profondo. Secondo Kenneth Bailey, il figlio ebreo non solo si è comportato male chiedendo la sua parte di eredità, ma si è ulteriormente abbassato nello sperperare tale eredità. Il comportamento del figlio giustificava una Kezazah, o cerimonia del taglio, al suo ritorno. Questa cerimonia avrebbe comportato una dimostrazione pubblica di collera da parte del padre nei confronti del figlio e avrebbe portato all’espulsione del figlio dal villaggio. Inoltre, il figlio avrebbe dovuto implorare il permesso di cercare un lavoro nel villaggio vicino. Al posto di questa dura reazione, il figlio è stato accolto con amore e perdono. Appena il padre lo ha visto tornare, gli è corso incontro. Questo è un altro importante dettaglio, poiché gli uomini di quel tempo, aventi quell’età e prestigio, nella cultura del medio oriente camminavano sempre lentamente e dignitosamente. Correndo, il padre si è umiliato per il suo figlio prodigo. Poi lo ha baciato, gli ha dato il suo miglior vestiario e ha ordinato che venisse ucciso il vitello più grasso per festeggiare. Quando Gesù ha raccontato questa storia ad una audience del medio oriente, è verosimile che gli uditori abbiano capito l’amore del padre in un modo molto più profondo rispetto a quanto i lettori di oggi possano intendere con una rapida lettura. Come mostra questo esempio, filtrare un passaggio delle Scritture attraverso la conoscenza dell’audience originaria e della sua cultura può espandere notevolmente il significato del passaggio stesso.

Qual è lo scopo del testo?

Esaminando il genere letterario, il tipo di linguaggio usato e l’audience alla quale il messaggio è indirizzato, si possono ottenere informazioni riguardo allo scopo del testo. Il testo è scritto per insegnare qualcosa di nuovo o descrive qualcosa di noto sotto una nuova luce? Definisce la genealogia di una famiglia? Descrive l’amore tra un uomo e una donna attraverso la poesia? Cerca di smuovere l’autocompiacimento di una popolazione o di correggere delle false credenze? Un testo può avere più di uno scopo, ma capire il linguaggio, il genere e le aspettative dell’audience può aiutare i lettori ad individuare il modo migliore per interpretare tale testo.

La maggior parte degli studiosi della Bibbia intravede, nei capitoli iniziali della Genesi, un elemento polemico che mette in contrasto il Dio di Israele con le storie della creazione politeista proprie dell’antico mondo mesopotamico nel quale gli Ebrei vivevano. Capendo qualcosa su questo contesto, si può cominciare a capire perché queste parti della Genesi hanno la forma che hanno. Per esempio, è probabilmente non accidentale che il termine “luci” sia stato scelto per descrivere il sole e la luna al posto delle parole semitiche per sole e luna, che erano anche il nome dei corrispondenti dei pagani (Genesi 1:16-18). Il testo è stato scritto in modo da mostrare un netto contrasto con il sistema di credenze del tempo.

Questo non è l’unico intento con il quale la Genesi è stata scritta, poiché ci insegna molto riguardo a Dio, alla creazione, alla preghiera e ad altri elementi della fede e della vita. Comunque, capire questo lato polemico arricchisce l’interpretazione della Genesi e ci aiuta ad evitare di giudicare erroneamente il genere di questi passaggi. Capire il motivo per cui la Genesi è stata scritta può aiutarci a prevenire le aspettative che questo antico testo possa rispondere anche alle moderne domande di carattere scientifico.

Quali informazioni rilevanti sono presenti, al di là del puro testo?

Il lato per così dire polemico della Genesi ci rende chiaro un altro aspetto basilare, ovvero l’importanza della conoscenza extra-biblica nell’aiutarci a discernere cosa è corretto aspettarsi dalla Bibbia. Per esempio, tenere in considerazione il fatto che San Paolo ha scritto alcune delle lettere del Nuovo Testamento nella cella di un carcere ci aiuta a considerarle nel giusto contesto. Lucas cita il professor Donald MacKay riguardo all’uso generale della conoscenza extra-biblica per interpretare la Bibbia:

"Ovviamente, un primo superficiale significato di molti passaggi potrebbe essere verificato, per esempio, con le scoperte archeologiche, e il significato di altri passaggi potrebbe essere arricchito dalle conoscenze scientifiche e storiche. Ma voglio suggerire che la funzione primaria della ricerca scientifica in tali campi non deve essere quella di verificare e nemmeno di aggiungere qualcosa al testo ispirato, ma piuttosto quella di aiutarci ad eliminare i modi impropri di leggere tale testo. Per usare una metafora, penso che i dati scientifici che Dio ci dà possono talvolta servire come un Suo richiamo a non leggere il testo con una visione limitata, sotto una prospettiva errata o con delle aspettative sbagliate, in modo da essere capaci di scorgere il vero significato che Egli vuole comunicarci.”

La conoscenza extra-biblica può migliorare la comprensione di un testo e aiutare ad interpretare i testi sotto la luce delle rilevanti scoperte scientifiche. Questo non significa che è sempre necessario o utile tentare di provare scientificamente l’accuratezza di un particolare passaggio delle Scritture. E nemmeno che non si può capire la Bibbia se non si è familiari con la conoscenza extra-biblica. Questo tipo di scoperte e conoscenze può migliorare la nostra comprensione; ma questo non è il punto cruciale della nostra fede.

Un esempio: i due racconti della Genesi sulla creazione

Il linguaggio della creazione secondo la Genesi è stato interpretato in molti modi nel corso dei secoli. La lettura della Genesi 1 e 2 che viene fatta oggi può essere alquanto differente rispetto all’interpretazione di alcuni scrittori della Chiesa originaria, inclusi Origene di Alessandria, Sant’Agostino d’Ippona e San Tommaso d’Aquino. Infatti i teologi cristiani sono stati aperti all’idea di una interpretazione allegorica della Genesi 1 e 2 molto prima della teoria dell’evoluzione.

Le due descrizioni della creazione presenti nella Genesi 1 e 2 richiedono ai lettori di essere aperti alle verità presenti più in profondità e di essere cauti nell’interpretare ogni parola in modo scientifico e letterale. Nella Genesi 1, Dio crea le piante, gli animali marini, gli uccelli, gli animali terrestri e poi l’uomo e la donna insieme (Genesi 1:1-2:3). Nella Genesi 2, invece, Dio crea prima l’uomo e poi le piante, gli animali terrestri, gli uccelli e alla fine la donna dalla costola di Adamo (Genesi 2:4-2:25). Chiaramente, la sequenza del processo di creazione è diversa in questi due racconti.

Le discrepanze come questa suggeriscono che questi passaggi non devono essere interpretati in modo storico o scientifico, ma piuttosto attraverso un’ottica teologica figurativa, allegorica. Inoltre, il fatto che queste due storie della creazione abbiano entrambe numerosi concetti in comune con i testi extra-biblici dell’antico medio oriente indica che una semplicistica lettura storica e letterale non ci fa capire quale fosse la funzione di queste storie nel mondo antico.

È interpretando la Genesi 1 e 2 tramite una prospettiva antica che si può vedere più pienamente la ricca teologia che questi testi comunicano. Studiare il contesto della Genesi 1 e 2 ci aiuta veramente a capire la teologia fondamentale della Genesi, invece di togliercela. Questi passaggi sono alla base della conoscenza biblica che ci spiega chi è Dio, cos’è il mondo e cosa significa essere umani. Tramite questi passaggi sappiamo che Dio è al di fuori del mondo e che ne ha il controllo totale; l’universo non è stato creato attraverso una battaglia cosmica, come altri miti sulla creazione affermano. Dio non è un concetto astratto ma una essere esistente; il suo spirito “aleggia sulle acque”. Egli è anche l’artista perfetto, che trasforma ciò che è brutto in bello e il disordine in ordine.

La letteratura del libro della Genesi è infinita e questo esempio fa solo un piccolo “graffio” sull’involucro di tutta la possibile esplorazione su questo argomento. Vedere la sezione di approfondimento per uno studio più dettagliato su questo argomento.

Vedere la Bibbia come divinamente ispirata

Infine, poiché il Vecchio e Nuovo Testamento sono considerati, da molte persone, essere divinamente ispirati, l’interpretazione biblica non è completa senza aver capito tale ispirazione divina. La Bibbia non è semplicemente un’opera letteraria, ma per i fedeli è un mezzo con il quale si può conoscere meglio Dio e comunicare con Dio in un modo personale. Molti credono che sia importante pregare prima di leggere un passaggio della Bibbia, per prepararci a ricevere le parole con un appropriato stato mentale e spirituale. È anche importante, insieme ad un attento ascolto dei progressi della conoscenza nei giorni nostri, considerare le principali interpretazioni fatte dai cristiani del passato.

Il traduttore (About the Translator)

Corrado Ghinamo vive a Boves, Italia. Laureato al Politecnico di Torino, è dottore in ingegneria elettronica. Lavora per una ditta internazionale, in qualità di responsabile dello sviluppo organizzativo. La sua passione per la fisica, per l’astronomia e per le scienze naturali, insieme alla sua fede cristiana, lo hanno portato a scrivere e pubblicare alcuni libri in Italia. Il suo nuovo libro su scienza e fede, The Beautiful Scientist, già pubblicato in Italia con il nome “Il Creatore”, sarà pubblicato negli Stati Uniti all’inizio del 2013.

Corrado Ghinamo lives in Boves, Italy. He received a doctor’s degree in electronic engineering from the Polytechnic University of Turin. He works for an international company as the organizational development manager. His passion for physics, astronomy and natural sciences, together with his Christian faith, led him to become a published author in Italy. His new book about science and faith—The Beautiful Scientist—will be published also in the USA, at the beginning of 2013.