Le lacune presenti nelle conoscenze scientifiche dimostrano l’esistenza di Dio?

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In Breve

In ogni campo della scienza esistono domande non risposte e lacune nella nostra comprensione. Gli scienziati tipicamente vedono queste cose come ambiti di ricerca aperti. Altri invece asseriscono che se la scienza non è in grado di spiegare come qualcosa è accaduto, allora Dio è la risposta giusta. Queste sono chiamate argomentazioni del “dio delle lacune”. Il rischio in questo tipo di asserzioni è che la scienza è continuamente in evoluzione. Se le lacune nella conoscenza scientifica sono la base per credere in Dio, allora man mano che gli scienziati colmano queste lacune le evidenze per credere in Dio scompaiono. Il Dio della Bibbia, comunque, è molto più del dio delle lacune. I cristiani credono che Dio sia sempre all’opera nel mondo naturale, sia nelle lacune della conoscenza, che nelle aree che la scienza è in grado di spiegare.

In Dettaglio

Definizione del Dio-delle-lacune

Le argomentazioni di tipo “Dio-delle-lacune” utilizzano le lacune presenti in alcune spiegazioni scientifiche come indicatori, o addirittura come vere e proprie prove, dell’azione di Dio e quindi dell’esistenza di Dio. Tali argomentazioni propongono azioni divine al posto di cause naturali e scientifiche per i fenomeni che la scienza non riesce a spiegare. L’assunzione è che se la scienza non può spiegare come qualcosa sia accaduto, allora la vera spiegazione deve essere Dio. Ma il pericolo dell’usare una argomentazione di tipo Dio-delle-lacune per mostrare l’azione o l’esistenza di Dio risiede nel fatto che non si prendono in considerazione le future scoperte scientifiche. Con l’evoluzione costante della scienza, le spiegazioni secondo il Dio-delle-lacune spesso vengono sostituite dalla scoperta di meccanismi del tutto naturali. Perciò, quando tali argomentazioni vengono usate come strumenti apologetici, la ricerca scientifica viene messa in contraddizione, senza alcun motivo, con il credo in Dio. Il recente movimento detto Intelligent Design rende evidente questo problema. Infatti, alcune argomentazioni dell’Intelligent Design, come l’irriducibile complessità dell’occhio umano e il “flagello batterico”, vengono rapidamente superate dalle nuove scoperte scientifiche.

Il concetto di Dio-delle-lacune

La celebre storia di Isaac Newton e Pierre Simon de Laplace è un classico esempio del problema che risiede nelle argomentazioni di tipo Dio-delle-lacune. Newton trovò una equazione matematica per la forza di gravità e la usò per spiegare e predire il moto dei pianeti con una straordinaria accuratezza. Con carta e matita, le orbite dei pianeti attorno al sole potevano da quel momento essere calcolate con grande precisione. Ma anche i pianeti hanno delle interazioni gravitazionali gli uni con gli altri, non solo con il sole. Per esempio, quando la Terra “supera” Marte nella sua orbita attorno al sole, c’è una piccola, ma significativa interazione gravitazionale tra Marte e Terra. Poiché tali interazioni interplanetarie capitano spesso (molte volte in un anno, in alcuni casi) Newton riteneva che queste perturbazioni gravitazionali si sarebbero accumulate e che avrebbero lentamente disgregato il magnifico ordine del sistema solare. Per controbilanciare queste e altre forze distruttive, Newton suggerì, allora, che Dio debba necessariamente intervenire di tanto in tanto, per regolare il sistema solare e ristabilire l’ordine. Perciò, era necessario prevedere una azione speciale e periodica da parte di Dio per spiegare la stabilità del sistema solare.

Newton pensava anche che era necessario Dio per spiegare il motivo per cui i pianeti girano attorno al sole tutti nella stessa direzione e sullo stesso piano orbitale. La sua teoria della gravità era completamente compatibile con i moti planetari in qualsiasi direzione e con orbite inclinate di qualsiasi angolo rispetto al sole. Ma questo non è ciò che vediamo. I pianeti viaggiano attorno al sole nello stessa direzione e quasi tutte le loro orbite sono sul medesimo piano. Ovvero, i pianeti girano attorno al sole un po’ come i corridori di atletica che si cimentano nei 400 metri. Newton pensava che soltanto Dio potesse aver impostato le cose in modo così elegante.

"I sei pianeti primari ruotano attorno al Sole in cerchi concentrici con il Sole stesso, con moti nella medesima direzione e quasi sullo stesso piano. […] Ma non bisogna pensare che semplici effetti meccanici possano dar vita a così tanti moti regolari. […] Questo stupendo Sistema del Sole, Pianeti e Comete, può solamente provenire dalla volontà e dal dominio di un Essere intelligente e potente".

In entrambi questi esempi — uno relativo al moto dei pianeti e l’altro relativo alle origini di tali moti — Newton mette in gioco un ragionamento tipico del Dio-delle-lacune. Ovvero, le teorie scientifiche sono deputate a spiegare il più possibile, ma poi entra in gioco Dio per colmare ogni lacuna che rimane nella spiegazione.

Oggi sappiamo che Newton era in errore in entrambe le conclusioni. Le perturbazioni gravitazionali che coinvolgono i pianeti sono completamente controbilanciate e, mediamente, il loro effetto viene azzerato nel corso del tempo. Il risultato netto è che i moti planetari sono stabili: non si deteriorano nel corso del tempo. E fu proprio una diretta applicazione della teoria di Newton a rivelare ciò. Semplicemente, Newton non aveva fatto tutti i calcoli per vedere se la sua intuizione fosse corretta. E lo stesso per il moto ordinato dei pianeti. Newton infatti non aveva idea di come si sia formato il sistema solare o come debba essere il moto dei pianeti nei sistemi solari in corso di formazione. L’Astronomia, semplicemente, non si era ancora sviluppata a sufficienza. Durante i decenni successivi a Newton, gli astronomi hanno scoperto che i sistemi solari si formano in modo naturale a partire da enormi nuvole di materia in rotazione su se stessa. Tale grande quantità di materia, in lenta rotazione, collassa sotto l’influenza della propria stessa gravità e tende ad assottigliarsi rispetto al diametro e a prendere la forma di una enorme frittella. Gli anelli di Saturno costituiscono un interessante esempio in cui la nuvola è ancora presente. Gli agglomerati di materia si raggruppano man mano in grandi ammassi sul piano orbitale. Quando il processo è completato, è presente un insieme di masse che viaggiano nella stessa direzione e sullo stesso piano: proprio come nel nostro sistema solare.

Nella storia della scienza tali episodi non sono rari. Anzi, sono così comuni che la frase Dio-delle-lacune è stata coniata per indicare l’usanza del citare Dio per spiegare i fenomeni naturali non capiti in modo scientifico. Il pericolo di ragionare secondo il Dio-delle-lacune fu evidenziato un secolo dopo Newton da una situazione che vedeva coinvolto il matematico francese Pierre Simon de Laplace, il quale aveva un posto di rilievo nella struttura amministrativa di Napoleone Bonaparte. Nel migliorare ed espandere le leggi di moto di Newton, Laplace beneficiava di un rimarchevole secolo di progresso, nonché di una notevole evoluzione della conoscenza dello spazio. Di conseguenza egli fu in grado di scrivere un testo molto ampio, che espanse la meccanica celeste senza necessità di riferirsi ad un intervento divino.

Secondo la tradizione, a Laplace fu chiesto, dallo stesso Napoleone, sul perché dell’assenza di Dio nella sua teoria: “M. Laplace, mi dicono che lei ha scritto questo lungo libro sul sistema dell’universo, ma che non ha mai menzionato il suo Creatore”. A questo, Laplace rispose: “Non avevo alcun bisogno di introdurre una tale ipotesi”. Ovviamente, si poteva sempre utilizzare l’ipotesi di Dio per spiegare l’esistenza dell’universo. Ma poiché Newton aveva usato una lacuna nella spiegazione scientifica come argomentazione per l’esistenza di Dio, la teoria di Laplace diede un duro colpo all’apologetica del tempo. E’ proprio questo il pericolo: se le lacune presenti nella conoscenza scientifica vengono usate come argomentazioni in favore dell’esistenza di Dio, cosa succede quando la scienza progredisce e riesce ad eliminare tali mancanze di spiegazioni?

Indizi sull’esistenza di Dio: il Fine-Tuning e la Legge Morale

Nel primo e nel terzo capitolo del libro “The Language of God” (“Il Linguaggio di Dio”), il Dr. Francis Collins cita alcuni indizi sull’esistenza di Dio che hanno giocato un ruolo nel suo viaggio verso la fede. Uno di questi è il cosiddetto Fine-Tuning dell’universo. Il concetto di Fine-Tuning si riferisce al fatto che le costanti fisiche di base dell’universo appaiono finemente regolate per rendere possibile la vita. Una tale precisione sembra richiedere una spiegazione che la scienza non può dare. C’è un dibattito acceso sul significato del Fine-Tuning e alcuni critici dicono che indicare Dio come l’autore del Fine-Tuning vuol dire tornare al concetto di Dio-delle-lacune. Ma è anche vero che non sembra esserci nessun modo per spiegare simili precisi valori delle costanti della natura rimanendo all’interno del contesto scientifico. Ovvero, le argomentazioni sul Fine-Tuning sembrano ragionevolmente andare al di là dell’ambito scientifico, inserendosi in un ambito metafisico e spiegando perché il mondo che la scienza studia ha le proprietà che ha. Un altro indizio che Collins cita, seguendo il ragionamento di C. S. Lewis, è la legge morale. La legge morale è l’implicito e universale standard etico dell’umanità. Collins descrive la moralità come una legge universale che, a differenza di leggi come la gravità, è spesso infranta. Nel complesso, la legge morale è coerente con il tipo di comportamento che ci si aspetta da un punto di vista evolutivo. Ma, come Collins fa notare, certi tipi di comportamento altruistico spesso sembrano andare oltre a ciò che ci si aspetterebbe dal processo evolutivo darwiniano. I modelli matematici sviluppati dai teorici come Martin Nowak hanno dimostrato che la selezione naturale può produrre geni dedicati all’altruismo, ma il sacrificio personale radicale di grandi santi come Madre Teresa di Calcutta sembrano andare molto al di là di ciò che tali modelli matematici possono prevedere. Una spiegazione completamente naturale delle nostre origini potrebbe essere insufficiente per spiegare le attuali osservazioni sul comportamento umano. In ogni caso, se la psicologia evolutiva ci darà una spiegazione completa della moralità umana, o se la fisica teorica ci spiegherà in modo del tutto scientifico le perfette costanti della natura, l’apologetica teista sarebbe forse in qualche modo screditata?

Fine-Tuning

A differenza delle argomentazioni di tipo Dio-delle-lacune, le argomentazioni che avvalorano il Fine-Tuning usano la scienza per rivelare l’impeccabile precisione del nostro universo. Il Fine-Tuning è descritto in termini di costanti fisiche e a partire dalle condizioni iniziali dell’universo. Il Fine-Tuning non cerca di porre l’attenzione su eventuali errori della scienza, ma al contrario enfatizza che è grazie alla scienza che si è scoperto l’intricato equilibrio dell’universo.

Si potrebbe asserire che la scienza è in grado, almeno potenzialmente, di arrivare a comprendere le origini di questa caratteristica di delicato equilibrio, ma ci sono due cose importanti da tenere in considerazione. Primo, è molto improbabile che una teoria scientifica possa spiegare delle improbabilità dell’universo senza farne sorgere delle altre. Secondo, l’argomentazione del Fine-Tuning è diversa dalle argomentazioni di tipo Dio-delle-lacune, in quanto non è intesa per dimostrare l’esistenza di Dio. Infatti, mentre da un lato è vero che il Fine-Tuning dell’universo dà maggiore credibilità all’esistenza di un Creatore, una tale recente scoperta scientifica potrebbe a fatica essere considerata come base o giustificazione per la lunga storia umana di credenza nel divino. Mentre il Fine-Tuning dell’universo induce certamente molte persone a considerare la possibilità dell’esistenza di Dio, il fatto che la scienza non possa dimostrare la non esistenza di Dio ci assicura anche che essa non possa neanche provarne l’esistenza. Il Fine-Tuning può essere considerato come una caratteristica dell’universo che è in accordo con il credere in un creatore. Una più dettagliata spiegazione di una tale caratteristica fisica, sebbene molto improbabile, non rovinerebbe affatto la sua utilità come indizio dell’esistenza di Dio.

La Legge Morale

Anche la cosiddetta legge morale ci offre evidenza che il mondo si è evoluto in modo coerente con il credo in un Dio buono e amorevole. Questo rimarrebbe vero anche se la scienza trovasse una spiegazione esaustiva per l’esistenza della moralità. Ovvero, anche se si trova una spiegazione puramente naturale per lo sviluppo della morale, il semplice fatto che la moralità si sia evoluta è un qualcosa che ci si deve attendere in un mondo creato da un Dio giusto e amorevole.

La teoria evolutiva spiega l’egoismo in modo ovvio e naturale. L’altruismo è molto meno ovvio, ma può anch’esso essere spiegato dal fatto che gli umani si sono evoluti in tribù che erano essenzialmente delle famiglie allargate con molti geni in comune. Immaginiamo due tribù, una possiede i geni che la spingono ad aiutarsi l’un l’altro anche quando ciò richiede sacrificio e l’altra non possiede tali geni. Quale tribù prospererà? In tal modo i geni dell’altruismo possono essere selezionati dalla natura e diffondersi nella popolazione. Ma nella sua forma più radicale, l’altruismo si riferisce a situazioni in cui gli individui rischiano la loro stessa vita per aiutare qualcuno che neppure conoscono, e dal quale non ci si può aspettare o addirittura nemmeno immaginare di ricevere un beneficio. Un tale concetto contraddice il comportamento che ci si aspetta dal dimostrato processo evolutivo e non esiste alcuna teoria largamente riconosciuta che possa spiegare completamente questi esempi di altruismo estremo. Alcuni hanno suggerito che l’altruismo estremo potrebbe essere spiegato come un errore: andiamo erroneamente oltre i limiti nel desiderio di essere altruisti. In ogni caso, l’altruismo radicale è attualmente qualcosa di ancora misterioso.

Come in molti altri casi, la scienza potrebbe un giorno fornirci una spiegazione completa per l’altruismo. In considerazione di tale possibilità, l’argomentazione della legge morale come indizio dell’esistenza di Dio è soggetto agli stessi rischi dell’argomentazione di tipo Dio-delle-lacune di Newton. Se al comportamento altruista radicale sarà un giorno data una spiegazione secondo l’evoluzione naturale, esso non costituirà più un punto di inconsistenza della teoria evolutiva. In ogni caso, Robert Wright argomenta, nel libro “Non-Zero: The Logic of Human Destiny”, che l’evoluzione dell’altruismo può essere spiegata come una implicazione della cosiddetta “game theory”. Nella visione di Wright, il mistero profondo non è l’altruismo di per sé, ma l’intrigante struttura matematica dell’universo, come in detta “game theory”, che può far nascere dall’universo un comportamento sorprendente come l’altruismo.

Conclusioni

Se le lacune presenti nel pensiero scientifico sono la base per credere in Dio, ma poi la scienza progredisce e colma tali lacune, allora man mano che il tempo passa le evidenze per credere in Dio diminuiscono continuamente. Il Fine-Tuning non si basa su una azione divina come spiegazione, ma mette in evidenza la singolare precisione dell’ordine naturale, in linea con ciò che è necessario per la vita umana, instaurando in questo modo una misteriosa connessione tra la fisica e la biologia. Nel caso della legge morale, il suo uso come indizio per l’esistenza di Dio può essere costituito dal fatto che il comportamento umano si è evoluto in un modo coerente con l’idea di un Creatore buono e amorevole. Credere in una verità morale trova la sua base nell’accettazione dell’esistenza di Dio o di qualche altro standard supremo.

Infine, sebbene questi indizi dell’esistenza di Dio possono incoraggiare i credenti, non devono essere considerati essenziali per la fede. Il credere in Dio e l’esperienza di una relazione con Dio non dovrebbero fondarsi esclusivamente su una giustificazione logica o scientifica. Ma allora, come lo stesso Collins si è chiesto, “Come possono essere ritenute credibili le affermazioni religiose per uno scienziato? Molte asserzioni della religione non sono forse incompatibili con l’atteggiamento “Mostrami i dati” delle persone dedite allo studio della chimica, della fisica, della biologia e della medicina?”

Il traduttore (About the Translator)

Corrado Ghinamo vive a Boves, Italia. Laureato al Politecnico di Torino, è dottore in ingegneria elettronica. Lavora per una ditta internazionale, in qualità di responsabile dello sviluppo organizzativo. La sua passione per la fisica, per l’astronomia e per le scienze naturali, insieme alla sua fede cristiana, lo hanno portato a scrivere e pubblicare alcuni libri in Italia. Il suo nuovo libro su scienza e fede, The Beautiful Scientist, già pubblicato in Italia con il nome “Il Creatore”, sarà pubblicato negli Stati Uniti all’inizio del 2013.

Corrado Ghinamo lives in Boves, Italy. He received a doctor’s degree in electronic engineering from the Polytechnic University of Turin. He works for an international company as the organizational development manager. His passion for physics, astronomy and natural sciences, together with his Christian faith, led him to become a published author in Italy. His new book about science and faith—The Beautiful Scientist—will be published also in the USA, at the beginning of 2013.