t f p g+ YouTube icon

Come dovremmo interpretare il racconto del diluvio della Genesi?

Image for: Come dovremmo interpretare il racconto del diluvio della Genesi?

In Breve

La Genesi 6-9 ci racconta l’affascinante storia di Noè, dell’Arca e del Diluvio. Alcuni cristiani interpretano il testo come se il diluvio biblico avesse ricoperto l’intero pianeta. Questi stessi citano alcune evidenze nelle rocce e nei fossili come testimonianza di un diluvio a livello mondiale. Altri cristiani non ritengono che il testo biblico richieda che il diluvio fosse necessariamente globale, ma che tale fenomeno possa aver ricoperto solo la piccola regione della Terra conosciuta da Noè. Le evidenze scientifiche e storiche non dimostrano un diluvio universale, ma sono coerenti con un diluvio catastrofico a livello regionale. Al di là del suo posto nella storia reale, il diluvio della Genesi ci insegna e racconta riguardo alla depravazione umana, alla fede, alla sottomissione, al giudizio divino, alla grazia e alla misericordia.

In Dettaglio

"Farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti; sterminerò dalla terra ogni essere che ho fatto" (Genesi 7:4).

Introduzione

Il diluvio universale descritto nella Genesi 6-9 è una storia affascinante. Talvolta citata come l’Arca di Noè, è una affermazione comune dei fondamentalisti che il diluvio biblico debba essere accaduto a livello mondiale, altrimenti la veridicità delle Sacre Scritture sarebbe nel complesso minacciata. Da questo punto di vista il diluvio è spesso usato nel tentativo di spiegare in altro modo la colonna geologica, che altrimenti costituisce una evidenza della antichissima età della Terra. Una interpretazione sobria delle Sacre Scritture in realtà non forza il lettore a credere che il diluvio sia effettivamente accaduto a livello mondiale. Le evidenze scientifiche e storiche sotto sintetizzate sostengono l’idea che il diluvio sia stato effettivamente catastrofico, ma locale, recente e con un effetto limitato nel tempo. A parte il suo posto nella storia, il diluvio della Genesi è anche una parte di una più profonda narrazione della Bibbia. Esso evidenzia alcuni punti teologici riguardo alla depravazione umana, alla fede, all’obbedienza, al giudizio divino, alla grazia e alla misericordia.

Storia della “Geologia del Diluvio”

Nel diciannovesimo secolo, una serie di evidenze extra-bibliche incominciarono a smentire la tradizionale credenza in un diluvio globale. Già nella prima parte del diciannovesimo secolo, i geologi e teologi Edward Hitchcock, Hugh Miller e il reverendo John Pye Smith vedevano queste evidenze non come una minaccia per la fede, ma come un’occasione di arrivare ad una migliore interpretazione della Genesi.

Ma nel ventesimo secolo, il canadese George McCready Price, Avventista del Settimo Giorno e geologo amatoriale autodidatta, assunse una posizione diversa e diede vita all’attuale movimento della geologia del diluvio, che spiega molte delle caratteristiche dell’attuale stato della Terra tramite un diluvio universale recente. Nel suo libro La Nuova Geologia, pubblicato nel 1923, Price descrisse la sua prospettiva cristiana fondamentalista riguardo alla geologia e lo fece con così tanto stile e sofisticatezza che “i lettori non esperti di geologia sono generalmente incapaci di notare gli errori presenti nella trattazione”. Altri seguirono Price nel movimento della geologia del diluvio, fra cui citiamo Byron Nelson, Harold Clark, Alfred M. Rehwinkel, John C. Whitcomb, ed Henry M. Morris.

Negli anni cinquanta del novecento, Bernard Ramm, un teologo battista ed autore de La Visione Cristiana della Scienza e delle Scritture, insieme a J. Laurence Kulp, un geologo e membro del Plymouth Brethren, criticò il lavoro di Price mettendo in evidenza errori ed omissioni basilari. Ramm, Kulp ed altri incoraggiarono l’American Scientific Affiliation ed altre organizzazioni a non sostenere la geologia del diluvio. Nel 1961, I Creazionisti della Terra Giovane Henry M. Morris e John C. Whitcomb, Jr. aggiornarono il lavoro di Price, scrivendo Il Diluvio della Genesi. Questo libro asserisce che la creazione della Terra è relativamente recente e che la Caduta dell’Uomo ha dato inizio alla seconda legge della termodinamica. Il libro dice anche che il diluvio di Noè è stato globale e che ha prodotto la maggior parte degli strati geologici che vediamo oggi. Molti apprezzano il lavoro di Morris e Whitcomb, e lo ritengono un passo fondamentale nello sviluppo della moderna scienza della creazione, che ha da quel momento guadagnato una fama mondiale.

Adesso vogliamo considerare le eventuali reali evidenze a favore di questa posizione, sia dal punto di vista della Bibbia, che della scienza.

Un diluvio locale

Le parole della Genesi 6-9 non dicono che il diluvio è stato universale.

Prima di tutto, l’ebraico kol erets, che vuol dire “intera Terra”, può essere anche tradotto come “intera terra”, quindi con un riferimento geografico locale, non globale. Lo studioso dell’Antico Testamento Gleason L. Archer spiega che la parola ebraica erets è spesso tradotta come Terra nelle traduzioni inglesi della Bibbia, quando in realtà è anche la parola per terra, come in “la terra di Israele”. Archer spiega che erets è usato molte volte nell’Antico Testamento per indicare una terra o una regione. Inoltre, il termine tebel, che si tradurrebbe come “la Terra nella sua totalità” o “l’intera Terra”, non è presente nella Genesi 6:17 e neppure nei versi che seguono della Genesi 7 (7:4, 7:10, 7:17, 7:18, 7:19). Se l’intenzione di questo passaggio fosse stata quella di indicare l’intera Terra, tebel sarebbe stato il termine più appropriato. Conseguentemente, il testo ebraico è più coerente con una geografia locale del diluvio.

Inoltre, in quel periodo, le persone intendevano la Terra intera come una area geografica più piccola. Non esiste alcuna evidenza che suggerisce che le persone di quel tempo avessero esplorato i posti più remoti del globo o che avessero una chiara visione di quanto essa fosse estesa. Per esempio, la Mappa del Mondo dei babilonesi, la più antica mappa del mondo conosciuta, mostra il mondo come due cerchi concentrici contenenti i siti dell’Assiria, Babilonia, Bit Yakin, Urartu e poche altre città, geograficamente tutte circondate da un oceano. Ci sono anche dei piccoli e semplici triangoli che escono fuori dall’oceano, denominati nagu o regioni non specificate. Una evidenza contestuale mostra che anche i geografi greci svilupparono delle mappe simili, durante la metà del primo millennio, in cui la Grecia era posta in mezzo ad un cerchio circondato dagli oceani. Queste mappe ci ricordano che le popolazioni erano più familiari con le regioni adiacenti la loro patria. Per cui dire che qualcosa successe nel kol erets, o riferirsi a “tutte le persone” (Genesi 6:13), sarebbe stato visto come un modo corretto di riferirsi all’intera Terra e alla sua popolazione da parte degli israeliti antichi. Davis A. Young, autore del libro The Biblical Flood: A Case Study of the Church's Response to Extrabiblical Evidence, riassume tutto ciò quando asserisce:

"Data la frequenza con cui la Bibbia usa un linguaggio universale per descrivere degli eventi locali di grande interesse, come la carestia o le sofferenze in Egitto, è forse irragionevole supporre che il racconto del diluvio utilizzi un linguaggio iperbolico per descrivere un evento che ha devastato e distrutto la civiltà mesopotamica, ovvero il mondo intero per i Semiti?”

Problematiche scientifiche con un diluvio universale

Ci sono un certo numero di problemi pratici che vanno in conflitto con l’idea di un diluvio globale. Per prima cosa, un diluvio universale avrebbe modificato la topografia delle terre. Per esempio, nel caso di un diluvio di scala mondiale, i fiumi Hidekkel, o Tigri, ed Eufrate della Genesi 2:14 sarebbero scomparsi sotto strati di roccia sedimentaria come conseguenza del diluvio. Invece, l’Eufrate è menzionato nuovamente nella Genesi 15:18 e l’Hidekkel è citato in Daniele 10:4. Questo suggerisce che l’integrità di tali fiumi fu mantenuta.

Secondo, ci vorrebbe una incredibile quantità di acqua per inondare la Terra intera. Una spiegazione popolare di questo problema è che prima del diluvio il mondo fu ricoperto da una coltre di vapore d’acqua che poi si condensò, causando le prime piogge che inondarono la Terra (Genesi 2:5-6). Però, questa spiegazione è incongruente con le evidenze archeologiche che ci dicono che l’antica Mesopotamia – la terra del Tigri e dell’Eufrate – era “un ambiente estremamente arido che necessitava dell’uso dell’irrigazione per riuscire a coltivare”. Inoltre, la pressione necessaria per la condensazione di una così grande quantità di acqua sarebbe stata fatale per tutte le creature viventi. In effetti, uno sguardo più attento alla versione Septuaginta dell’Antico Testamento ci mostra che la parola che significa fonte viene usata al posto della parola che significa nebbia. Alcune traduzioni moderne usano parole simili, come torrente e sorgente. In ogni caso, l’acqua è detta essere emersa dalla Terra, che rende più probabile che quei termini si riferissero a canali irrigui. Una terminologia simile è usata in riferimento al diluvio (Genesi 7:11), dove “tutte le fonti del grande abisso scoppiarono e le cateratte del cielo s’aprirono”. Ma quando guardiamo più attentamente al testo originale Ebraico e consideriamo l’uso delle parole fonti e abisso in altri passaggi, è più probabile che le fonti dell’abisso erano forse i canali irrigui.

Un’altra supposizione è che gli animali e gli umani odierni sono i discendenti dei sopravvissuti dell’arca di Noè. Ci sono molti problemi con questa idea. Prima di tutto, è impossibile che i 2 milioni di specie conosciute di animali possano aver trovato posto nell’arca – per non parlare delle stimate 10 ÷ 100 milioni di specie ancora da scoprire. La dimensione dell’arca era di 300 cubiti per 50 cubiti per 30 cubiti (Genesi 6:15). Essendo un cubito pari a circa mezzo metro, l’arca sarebbe stata lunga 150 metri, larga 25 metri e alta 15 metri. Era certamente una nave molto grande per gli standard del tempo, ma neanche minimamente vicina alle dimensioni necessarie per portare un carico così vasto e vario. Sarebbe stato assolutamente impossibile imbarcare tutti gli animali e il cibo necessario. Alcuni hanno detto che non tutte le specie sono state caricate, ma solo i rappresentanti di ciascun tipo. Non solo questo rappresenterebbe lo stesso un enorme numero di creature, ma richiederebbe che l’evoluzione delle specie correlate a quelle salvate avrebbe subito una accelerazione drastica dopo il diluvio, per giustificare l’attuale diversità delle specie.

Infine, la migrazione di animali attraverso le montagne e gli oceani è molto difficile da spiegare. A complicare le cose c’è il fatto che non ci sono resti degli antenati di quegli animali lungo il percorso della suddetta migrazione. Queste sono solo alcune delle molte problematiche scientifiche, se si vuole interpretare la Genesi 6-9 come un vero e proprio diluvio universale. Gli sforzi per trovare evidenze fisiche per una inondazione globale sono falliti. Perfino alcuni dei più abili ricercatori cristiani, come John Woodward, George Frederick Wright, William Buckland e Joseph Prestwich, fallirono tutti nelle loro ricerche. Young afferma che “è chiaro che le evidenze che stavano cercando semplicemente non esistono”.

Il luogo del diluvio

Prendendo per ipotesi che il diluvio sia stato locale, il luogo in cui avvenne non è stato ancora individuato in modo preciso. Sebbene gli scavi nei depositi alluvionali in Mesopotamia ci forniscono evidenze di un’antica inondazione, non ci sono prove che questo sia stato veramente il diluvio citato nella Bibbia. Young scrive:

"Tuttavia, considerata la stratigrafia di alcuni depositi alluvionali, la letteratura relativa a Gilgamesh e alle antiche città Sumere, la nuova impostazione orientale del racconto biblico e le ovvie affinità fra le tradizioni bibliche e mesopotamiche riguardo al diluvio, tutto converge nel suggerire che ci sia effettivamente stata una inondazione catastrofica nelle valli dei fiumi Tigri ed Eufrate che sconvolse severamente la civiltà di quella zona – una civiltà che rappresentava il mondo intero per lo scrittore biblico – e può essere che sia di questo evento che parla la Bibbia”.

Gli studiosi sono ancora dibattuti sul luogo in cui possa essere successa una grande inondazione nel Medio Oriente. Per esempio, negli anni novanta del secolo scorso i geologi della Columbia University William Ryan e Walter Pitman conclusero che una grande alluvione locale capitò nell’area che oggi conosciamo con il nome di Mar Nero. Essi teorizzarono che quando l’era glaciale terminò e i ghiacciai incominciarono a sciogliersi, una possente ondata di acqua del Mediterraneo si travasò nel Mar Morto. Questa inondazione, che potrebbe essere accaduta attorno al 5500 a. C., combacerebbe con il tempo in cui avvenne il diluvio di Noè, descritto nell’Antico Testamento. Robert Ballard, famoso per aver ritrovato il Titanic, condusse una spedizione, nel 1999, con la speranza di trovare ulteriori evidenze per questa teoria. La spedizione rivelò un antico litorale del Mar Nero e il risultato della datazione al radiocarbonio diede sostegno all’ipotesi che prima dell’inondazione erano presenti un lago di acqua dolce e delle strutture costruite dall’uomo. Comunque ci sono anche delle argomentazioni contro l’ipotesi del Mar Nero. Per esempio, il 5500 a. C. è troppo indietro nel tempo affinché Noè possa aver usato degli attrezzi in metallo per costruire l’arca e il luogo del Mar Nero non corrisponde ai racconti sumeri e babilonesi dell’inondazione, che invece suggeriscono che questa abbia avuto luogo nella Mesopotamia.

Il luogo del diluvio rimane misterioso e di continuo interesse per i moderni geologi.

Altre storie sul diluvio

Molte storie riguardanti diluvi sono presenti nelle mitologie di tutto il mondo. Ad un certo punto queste storie furono ritenute l’evidenza che un diluvio universale accadde veramente e che i sopravvissuti portarono con sé tale racconto, partendo dal Medio Oriente, nella loro diffusione in tutto il globo. E’ però oggigiorno chiaro che non esiste alcuna reale evidenza scientifica a questa affermazione.

Alcune delle più interessanti raccolte di queste storie sono state fatte da James Strickling e Byron C. Nelson. Strickling fece una analisi statistica comparando 61 storie di diluvi da tutto il mondo. Dopo aver comparato le loro similitudini e le loro differenze, egli concluse che una famiglia di otto persone non avrebbe potuto popolare la Terra dopo una catastrofe alluvionale mondiale. Per spiegare le molte storie di quel tipo presenti in tutto il mondo, Strickling concluse che “o una alluvione catastrofica di dimensioni globali o quasi globali accadde più di una volta, o ci furono più sopravvissuti del Grande Diluvio rispetto ad un solo equipaggio, o entrambe le cose”. Nel 1931 Nelson raccolse almeno 41 storie di diluvi e trovò che, nonostante rimarchevoli similitudini, c’erano anche importanti differenze. Per esempio, solo 9 delle 41 storie parlano della preservazione degli animali e solo 5 menzionano la benevolenza divina su quelli che furono salvati dal diluvio. Riferendosi a queste differenze, il geologo Dick Fischer scrive: “sebbene siamo tentati di attribuire tutte queste storie antiche ad una catastrofe unica e globale per trovare conferma alla tradizionale interpretazione del diluvio della Genesi, una lettura letterale della Genesi stessa non richiede in realtà una tale interpretazione e le rivelazioni della natura e della storia la sconfessano.”

Secondo il Dizionario dell’Interprete della Bibbia, “le storie di diluvi sono quasi completamente assenti in Africa, sono presenti solo occasionalmente in Europa e sono assenti in molte parti dell’Asia. Sono invece diffuse in America, Australia e nelle isole del Pacifico”. Anche questa evidenza fa sorgere dubbi sulla teoria che le storie del diluvio si siano sviluppate partendo da un’unica origine.

Lezioni derivanti dal Diluvio

Tralasciando i dettagli dell’evento, ci sono delle significative lezioni teologiche da imparare dalla narrazione del Diluvio. Nella Chiesa antica, Tertulliano, Gerone, Ambrogio, Cirillo di Gerusalemme ed Agostino ritenevano che la storia del diluvio fosse stata scritta per incoraggiare la condotta morale. Per esempio, Noè può anche essere visto come un esempio di perseveranza cristiana, poiché egli ebbe una grande fede a costruire l’Arca che Dio gli aveva ordinato (vedi Giacomo 5:11). Origene, Gerone, Agostino ed altri usarono anche altri metodi allegorici per illustrare i principi cristiani. Essere al corrente di altre storie di diluvi dall’antica Mesopotamia, come lo siamo della teologia generale della Genesi, ci aiuterà anche a capire il punto cruciale di questa storia. Il diluvio biblico è una risposta di Dio alla corruzione umana, salvo Noè. Le acque dell’inondazione non sono una punizione casuale, comunque, ma una azione a ritroso rispetto alla creazione – un ritorno allo stato di caos che esisteva prima che Dio mise ordine (questo è descritto nella Genesi 1). Le acque del caos erano state domate dal firmamento, dal raqia, che è una cupola sovrastante, e dalla terra dal basso. Ecco come la Terra divenne abitabile. Quando leggiamo nella Genesi 7:11 che “tutte le fonti del grande abisso scoppiarono e le cateratte del cielo s’aprirono”, significa che Dio permise alle barriere di disgregarsi in modo che le acque del caos potessero infrangersi nuovamente sulla Terra, rendendola nuovamente inabitabile. In altre parole, l’intenzione di Dio in questa storia è quella di riportare la Terra al suo stato di caos e ripartire nuovamente, con un nuovo “Adamo” (Noè). Leggeremo nelle Scritture che il piano di Dio di “ricominciare nuovamente” culminerà in Gesù, l’ultimo Adamo” (1 Corinzi 15:45).

Conclusioni

Una lettura corretta della storia della Genesi non implica, e tantomeno richiede, che essa si riferisca ad un diluvio universale, globale. E la geologia non sostiene l’idea dell’universalità di tale evento. Una interpretazione non globale non mina le fondamenta delle lezioni che si possono imparare dal Diluvio della Genesi e che sono pertinenti alla sfera della fede.

Il traduttore (About the Translator)

Corrado Ghinamo vive a Boves, Italia. Laureato al Politecnico di Torino, è dottore in ingegneria elettronica. Lavora per una ditta internazionale, in qualità di responsabile dello sviluppo organizzativo. La sua passione per la fisica, per l’astronomia e per le scienze naturali, insieme alla sua fede cristiana, lo hanno portato a scrivere e pubblicare alcuni libri in Italia. Il suo nuovo libro su scienza e fede, The Beautiful Scientist, già pubblicato in Italia con il nome “Il Creatore”, sarà pubblicato negli Stati Uniti all’inizio del 2013.

Corrado Ghinamo lives in Boves, Italy. He received a doctor’s degree in electronic engineering from the Polytechnic University of Turin. He works for an international company as the organizational development manager. His passion for physics, astronomy and natural sciences, together with his Christian faith, led him to become a published author in Italy. His new book about science and faith—The Beautiful Scientist—will be published also in the USA, at the beginning of 2013.